Nucleare: ancora?

Nucleare, no grazie

Nelle passate settimane il governo italiano ha, con un colpo di mano che ha fatto strame della volontà popolare espressa attraverso il referendum del 1987, deciso di reintrodurre la produzione di energia elettrica attraverso l' uso di centrali nucleari ed ha stretto in tal senso accordi con la Francia al fine di acquisire da loro tecnologie che consentano di costruire le infrastrutture necessarie in tal senso.

La motivazione che è stata portata per giustificare questa decisione è fondamentalmente la necessità di ridurre la dipendenza dall' estero per quanto riguarda l' energia dell 'Italia.

Come persone su di un cammino spirituale che vede nella natura che ci circonda il Divino e che pertanto sentono come doveroso operare per la sua difesa, crediamo sia importante ricordare a tutti un paio di semplici fatti, in modo che ciascuno possa poi formarsi una opinione informata al riguardo e decidere in indipendenza se questa scelta deve essere approvata o se, come noi riteniamo, sia il caso di ritornare nuovamente ad utilizzare il referendum per bloccare una decisione scellerata.

Cominciamo dall' inizio:

 

1) Il ricorso alla tecnologia nucleare NON riduce la dipendenza dell' Italia dall' estero per quanto riguarda le fonti energetiche. Come non produciamo petrolio, infatti, non produciamo neanche uranio o altro combustile nucleare in quantità apprezzabili; è evidente quindi che dovremo acquistare questo combustibile dall' estero, esattamente come ora acquistiamo petrolio e gas naturale. Con in più un' aggravante di non poco conto: se è vero che le riserve mondiali di petrolio sono in via di esaurimento, è ancora più vero, anche se meno noto, che di uranio ne esiste anche meno. Si è calcolato che, al ritmo attuale di consumo, queste riserve andranno completamente esaurite nel giro dei prossimi cinquant' anni: se questo ritmo dovesse aumentare, cosa che probabilmente avverrà, questo tempo potrebbe ridursi fino ad una decina di anni scarsi. Calcolati i tempi per la realizzazione di una centrale nucleare (i cui piani acquistiamo dall' estero, tanto per rimanere in tema di indipendenza energetica), esiste il concreto rischio di trovarsi con il combustibile esaurito una volta che questa dovesse finalmente entrare in funzione. Questa è la conseguenza logica di continuare a volersi affidare a fonti non rinnovabili.

2) L' energia nucleare è la più costosa da produrre: non solo il costo del combustibile influisce infatti, ma anche altissimi costi di progettazione, realizzazione e manutenzione delle centrali (motivo per il quale i francesi non vedevano l' ora di venderci i progetti delle loro centrali, altrimenti non avrebbero mai recuperato i costi di produzione), oltre ai costi di smaltimento delle scorie radiottive che risultano dal processo. Questi costi non potranno che ricadere sui cittadini, sotto forma di aumento dei costi delle bollette energetiche e di nuove tasse per finanziare la costruzione delle centrali (che infatti fanno parte del dispositivo previsto dal governo all' interno dell' accordo con la Francia).

3) Rimanendo in tema, nessuno al mondo ha, allo stato attuale delle cose, ancora ideato un sistema sicuro e non invasivo di disporre delle scorie prodotte dalle centrali nucleari, neanche paesi che fanno ricorso a questo tipo di energia da molto tempo. Stiamo parlando di rifiuti che rimangono radioattivi in maniera letale per alcune decine di migliaia di anni: in un paese in cui finora i governi si sono dimostrati incapaci, soprattutto per mancanza di una volontà seria in tal senso, di gestire anche il ciclo dei rifiuti ordinari, la prospettiva che si apre al riguardo è da far tremare le vene ai polsi anche ai più ottimisti.

4) Malgrado i molti proclami in tal senso, non esiste una energia nucleare sicura: anche nei paesi che ospitano le centrali più avanzate avvengono ogni anno decine di incidenti, di cui veniamo a conoscenza solamente in minima parte. Non siamo in grado di valutare con cura gli impatti che questi continui incidenti hanno sull' ambiente e sulla popolazione, perché troppe poche indagini sono state condotte in tal senso, a causa dell' ovvia opposizione dei governi a questo. Si parla delle cosiddette centrali di quarta generazione come quelle che ci porteranno il nucleare sicuro: quello che non viene detto è che, tanto per cominciare, queste centrali non esistono ancora, e non esisteranno per almeno un' altra decina di anni perché sono ancora allo stadio di ideazione. Inoltre proprio la settimana passata uno studio, pubblicato in Gran Bretagna dall' Independent, mostrava che, se è vero che le centrali di quarta generazione avranno maggiori sistemi di controllo per la prevenzione degli incidenti, è però altrettanto vero che la natura stessa della tecnologia utilizzata, per il modo in cui il combustibile nucleare verrebbe modificato, farebbe sì che in caso di incidente queste saranno molto più pericolose delle attuali, con una dispersione radioattiva calcolata come superiore di quattro volte a quella verificatasi a Chernobyl.

 

Alla luce di questi elementi risulta a noi personalmente incomprensibile la scelta di ritornare ad utilizzare una fonte energetica che è obsoleta ed in via di esaurimento: non a caso gli USA non costruiscono più centrali nucleari da oltre trent' anni, e sulla stessa strada si muovono gli altri paesi più industrializzati. 

Nel momento in cui nel mondo tutti lavorano ad energie rinnovabili e pulite, noi torniamo al nucleare, per di più cancellando con un colpo di spugna un referendum popolare: negli USA il presidente Obama ha stanziato proprio di recente la cifra più alta mai messa a disposizione dall' amministrazione americana per la ricerca sulle fonti energetiche pulite; la Germania, investendo sull' energia solare, ha creato oltre un milione di nuovi posti di lavoro ed è divenuta leader in Europa di questa tecnologia. Noi, che siamo 'o paese d'o sole, non sfruttiamo né l' energia solare, che abbiamo in abbondanza, né quella eolica o geotermica, che pure abbiamo in grande quantità. Sempre in Germania, ossia in un clima assaipiù rigido del nostro, si progettano e realizzano case passive, ossia case che sono fatte in modo da non aver bisogno di alcun impianto di riscaldamento: queste sono, a nostro avviso, le linee che si dovrebbero seguire se veramente si volesse ridurre la dipendenza energetica dell' Italia dall' estero, e nel contempo si otterrebbe di avere un paese più pulito ed un mondo più pulito. 

Tornare al nucleare è un passo indietro dettato solamente dalle convenienze economiche di pochi e contrario tanto agli interessi del paese e dei suoi cittadini, quanto al bene del pianeta e della nostra salute.