Le Nolimpiadi

Si è molto discusso, da diversi mesi a questa parte, della opportunità o meno di boicottare i giochi olimpici assegnati per il 2008 alla Cina, specialmente dopo l' ennesima, feroce, repressione contro le richieste di maggiore indipendenza provenienti dal Tibet.
Da un lato ci sono state diverse prese di posizione da parte di vari governi, spesso dettate più dalla vicinanza o meno politica rispetto al sistema di governo in vigore in Cina, ma comunque invariabilmente tutte disattese nei fatti; dall' altro il Comitato Olimpico Internazionale si è speso più volte in dichiarazioni il cui succo, fondamentalmente, ruotava intorno ad un singolo concetto: tenete la politica fuori dalle olimpiadi.

la fiamma olimpica
La questione, a mio avviso e da un punto di vista squisitamente pagano, è molto più semplice. I più accorti tra i lettori avranno notato che i termini "giochi olimpici" ed "olimpiadi" sono stati fin qui scritti con la minuscola: non si tratta di una distrazione nè di un caso fortuito.
Le Olimpiadi, da sempre, sono una tregua sacra tra gli uomini il cui  scopo è quello di permettere la celebrazione di Giochi in onore degli Dei. In un paese in cui non vengono rispettati i diritti umani, semplicemente le Olimpiadi non possono aver luogo.
Quella che si sta celebrando in questi giorni a Pechino non è altro che una kermesse commerciale voluta da una convergenza di interessi economici e politici: non ha nulla a che vedere con i sacri Giochi Olimpici, come nulla ebbero a che vedere con essi quelli celebrati nel 1936 nella Berlino nazista.
Oggi come allora assistiamo invece alla totale impotenza del Comitato Olimpico Internazionale, proprio quello che chiede di "tenere la politica fuori dai giochi", di fronte alle pressioni delle lobbies economiche e degli interessi politici internazionali: la Cina è un grande mercato ed un' economia in grande espansione, gli affari che si possono concludere con i cinesi sono il solo ed unico motivo per cui hanno ottenuto l' assegnazione della triste farsa che in questi giorni viene passata per "olimpiadi".
Non esiste neanche il bisogno di boicottare le Olimpiadi, per il semplice fatto che, in questo momento, non c'è alcuna Olimpiade. Possiamo solo sperare che, in futuro, i Giochi Olimpici tornino ad essere celebrati, ma questo non è quello che sta avvenendo in questo momento, ed i primi traditori dello spirito olimpico stesso sono proprio i responsabili del Comitato Olimpico Internazionale.
Un grande segnale sarebbe venuto se gli atleti, in un sussulto di orgoglio, avessero deciso di disertare in massa questa vana kermesse, ma non ne hanno avuto la forza, stretti come sono tra le pressioni che vengono loro dagli sponsor (economia) e dalle federazioni (politica): ancora una volta, nulla che abbia realmente a che vedere con lo sport.
Alla luce di quanto sopra risulta vuoto ed ipocrita anche il richiamo alla lotta al doping, che è un flagello per la salute degli atleti per prima cosa: atleti, però, che vengono da queste due forze estranee allo sport stritolati verso lo scopo unico del "risultato", che non è né partecipare né semplicemente far bene, va da sé. E a questo punto, allora, quando si schiaccia qualcuno con questo tipo di pressione, con che faccia poi si chiede che il gioco sia "pulito"?
Accade sempre che i problemi veri risiedano in chi dirige, non in chi è diretto: qui è lo stesso. Se effettivamente ci fosse dello spirito olimpico residuo, se veramente si avesse a cuore lo sport ed i valori da esso rappresentati, il Comitato Olimpico Internazionale e tutti i comitati nazionali e le federazioni dovrebbero rassegnare le dimissioni in massa.
Ovviamente non avverà:  è per questo che ci chiediamo se vedremo mai più celebrarsi le Olimpiadi.