Religioni Naturali

Se esaminiamo il rapporto che lega le diverse culture umane all' ambiente che ci circonda, risulta evidente come questo sia enormemente differente nella cultura occidentale rispetto al rapporto che possiamo osservare in altre culture. Molti hanno teorizzato ampiamente sulle ragioni di queste differenze, e normalmente queste vengono identificate in ragioni di carattere primariamente utilitaristico.


Personalmente ritengo che la radice profonda di questa differenza sia una ragione essenzialmente spirituale, che fa sì che il modo stesso di percepire la natura sia sostanzialmente differente.

 

Le grandi religioni monoteiste di tradizione giudaico cristiana (ebraismo, cristianesimo ed islam) condividono un comune mito di fondazione, in cui il dio unico crea l' uomo e gli dà in dono la terra perchè ne sia il signore e padrone. In questa maniera si viene a creare da subito una dicotomia insanabile tra l' uomo ed il resto della natura, in cui questa ha valore solo come dono fatto da dio alla sua creatura perche' essa ne possa trarre giovamento. Non a caso, vale la pena di ricordarlo, nessuna delle religioni appartenenti a questa tradizione riconosce un' anima o una spiritualità ad alcun essere al di fuori dell' uomo.

 

Laddove si considera che queste religioni sono quelle che si sono affermate, e sorvoleremo sui mezzi, nella cultura occidentale, risulta poco sorprendente che il metodo preferenziale di approccio alla natura della nostra società sia una rapace spoliazione di tutto quello che ci circonda, senza il minimo rispetto per quelle che oggi vengono chiamate biodiversità. Questa mancanza di rispetto si spinge al punto di non avere remore a modificare geneticamente altri organismi, che vengono visti ormai solamente come componenti che possono avere una utilità economica.

 

Ovviamente la situazione non e' stata sempre questa: le religioni monoteiste sono arrivate in tempi relativamente recenti, anche se sono riuscite a soppiantare in occidente le religioni naturali in maniera pressoché totale, distruggendo l' equilibrio esistente con risultati che soltanto ora cominciano ad essere percepibili anche dai meno attenti.

 

Quale fosse questo equilibrio possiamo riconoscerlo osservando le altre religioni naturali, quelle che praticate da popolazioni che più a lungo sono state salvate dall' espansionismo delle religioni monoteiste, ma i cui tratti caratteristici possiamo andare a ritrovare nelle stesse religioni praticate in Europa prima della loro violenta eradicazione.

 

Pur avendo queste religioni numerose differenze apparenti, tuttavia si distinguono per una serie di caratteri comuni, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra l' uomo ed il resto della natura, che mostrano come queste spiritualità si originano da un rapporto diretto con l' universo, e non da sovrastrutture artificiali.

 

Nelle religioni naturali l' uomo non e' altro dalla natura, ma la natura è un tutto che si differenzia in tante parti equivalenti, delle quali l' uomo e' una. La natura è il divino, non il divino che si manifesta. L' intuizione della fisica quantistica per cui tutto è composto da flussi di energia che si aggregano in maniera diversa dando ai nostri sensi l' illusione di oggetti e creature separate è di fatto già presente in questo tipo di spiritualità, in cui il divino è ovunque, e tutto è parte del divino.

 

Questo fa sì che ci sia un rapporto radicalmente diverso con la natura, un rapporto basato sul riconoscimento della necessità di un costante equilibrio, equilibrio necessario affinché tutto possa procedere. La natura viene riconosciuta nel suo costante divenire, nella danza a spirale delle morti e delle rinascite, ciascuna necessaria all' altra, perché senza morte non può esserci rinascita.

 

In occidente possiamo ritrovare le vestigia di questo atteggiamento all' interno di molte parti del cristianesimo, che mutuò dalle religioni naturali precedenti molte usanze e tradizioni per poter facilitare la transizione dei primi convertiti; del resto anche molte delle tradizioni rurali sopravvissute alle persecuzioni ancora ci parlano di questa antica saggezza... John Barleycorn must die, la spiga di quest' anno deve morire perché il raccolto del prossimo anno sia possibile.